
Corpo, emozioni, pensieri, relazioni, abitudini quotidiane e funzionamento biologico fanno parte dello stesso equilibrio.
Ogni esperienza che viviamo coinvolge più livelli contemporaneamente: può modificare il respiro e il tono muscolare, attivare un’emozione e influenzare i pensieri, ma può riflettersi anche sulla digestione, sul sonno, sull’energia, sugli equilibri metabolici e su alcuni parametri che possiamo osservare attraverso gli esami del sangue.
Anche il movimento opposto è importante: ciò che accade sul piano biologico e funzionale può influenzare energia, umore, capacità di recupero, lucidità e modo di reagire agli eventi.
È da questo dialogo continuo tra biologia, sistema nervoso, corpo, emozioni e vita quotidiana che nasce il mio modo di lavorare.
Un percorso costruito sulla persona
Un sintomo fisico, una difficoltà emotiva, una stanchezza persistente, una digestione problematica, un sonno poco ristoratore o uno stato di continua attivazione raccontano aspetti differenti del funzionamento di una persona.
Per comprenderli raccolgo informazioni provenienti da piani diversi: ciò che la persona sente e racconta, il corpo, il momento di vita, le modalità con cui reagisce alle situazioni, l’alimentazione e lo stile di vita, la funzionalità dell’organismo e, quando utili, gli esami di laboratorio e la lipidomica di membrana.
Da questa lettura nasce un percorso personale nel quale posso integrare naturopatia, counseling bioenergetico, Fast Reset®, nutrizione funzionale, lipidomica e consapevolezza corporea.
Ma che cosa significa, concretamente, integrare discipline così diverse?
Cervello e corpo comunicano continuamente
Le neuroscienze hanno mostrato quanto sia riduttivo pensare al cervello come a una centrale di comando separata dal resto dell’organismo.
Il sistema nervoso riceve continuamente informazioni provenienti dall’interno del corpo: ritmo cardiaco, respirazione, segnali viscerali, temperatura, fame, sazietà, tensione muscolare e molti altri cambiamenti fisiologici.
Una parte di questo processo viene definita interocezione: la capacità del sistema nervoso di rilevare e interpretare ciò che accade all’interno dell’organismo.
Queste informazioni contribuiscono alla costruzione di ciò che percepiamo e sentiamo. Per questo un’emozione non è soltanto un pensiero o uno stato mentale: possiede una componente corporea e fisiologica concreta.
Quando qualcosa viene percepito come impegnativo o minaccioso, inoltre, entrano in gioco diversi sistemi: il sistema nervoso autonomo, i circuiti cerebrali coinvolti nella risposta alla minaccia, il sistema endocrino e i meccanismi che permettono all’organismo di mobilitare energia e adattarsi.
Il confine tra “fisico” ed “emotivo” diventa quindi molto meno netto di quanto siamo abituati a pensare.
La regolazione del sistema nervoso
Nel mio lavoro utilizzo anche alcuni concetti della Teoria Polivagale, sviluppata da Stephen Porges, come chiave di lettura degli stati di regolazione del sistema nervoso autonomo.
È un modello che aiuta a osservare come possiamo passare da condizioni nelle quali ci sentiamo presenti, disponibili al contatto e sufficientemente sicuri ad altre caratterizzate da maggiore mobilitazione, vigilanza e difesa oppure, all’estremo opposto, da ritiro e immobilizzazione.
Mi interessa soprattutto ciò che questo modello permette di osservare nell’esperienza concreta: prima ancora di avere formulato un pensiero consapevole, il corpo può avere già modificato respiro, tono muscolare, postura, attenzione e disponibilità alla relazione.
La Teoria Polivagale presenta anche aspetti discussi nella comunità scientifica e non la considero una spiegazione complessiva del funzionamento umano. La utilizzo come una delle possibili mappe per leggere la regolazione autonomica, insieme alle conoscenze più ampie provenienti dalle neuroscienze, dall’interocezione e dalla fisiologia dello stress.
Lowen e il corpo come parte dell’esperienza

L’Analisi Bioenergetica di Alexander Lowen porta l’attenzione su un altro aspetto: il modo in cui viviamo le nostre esperienze si esprime anche attraverso il corpo.
Lowen descrive cinque principali strutture caratteriali — schizoide, orale, psicopatica, masochista e rigida — intese come modalità di organizzazione sviluppate nel corso della crescita per rispondere all’ambiente e proteggersi da esperienze emotivamente difficili. Queste modalità non riguardano soltanto il comportamento: secondo il modello bioenergetico lasciano una traccia anche nel corpo, nel respiro, nel tono muscolare, nella postura e nel modo di entrare in relazione. Non sono categorie rigide: nella stessa persona possono coesistere aspetti appartenenti a strutture differenti, con una o più modalità prevalenti.
Respirazione, postura, movimento, tono muscolare, capacità di sentire l’appoggio, libertà o rigidità di alcune zone corporee possono diventare elementi da osservare nel lavoro di consapevolezza.
Nel counseling bioenergetico il corpo non viene utilizzato per attribuire automaticamente un significato psicologico a una postura o a una tensione.
Diventa piuttosto una via di accesso all’esperienza.
Posso raccontare di essere tranquillo mentre trattengo il respiro. Posso dire di sentirmi libero mentre il corpo rimane contratto. Posso comprendere razionalmente un mio comportamento e continuare, tuttavia, a reagire nello stesso modo quando mi trovo nuovamente in quella situazione.
Il lavoro corporeo permette di osservare anche questa distanza tra ciò che sappiamo di noi e ciò che accade realmente quando veniamo coinvolti.
Fast Reset® e risposta emotiva
In questo quadro utilizzo anche Fast Reset® come strumento per lavorare sulle risposte emotive che si attivano in determinate situazioni.
Ci sono reazioni che conosciamo molto bene sul piano razionale e che tuttavia continuano a presentarsi: paura, rabbia, senso di rifiuto, bisogno di controllo, vergogna o altre attivazioni che possono diventare sproporzionate rispetto alla situazione presente.
Il lavoro, in questi casi, non consiste soltanto nel comprenderne l’origine, ma nell’osservare che cosa accade quando quella risposta si attiva e nel favorire modalità differenti di attraversarla.
È uno degli strumenti che posso utilizzare all’interno del percorso quando il livello emotivo diventa particolarmente significativo.
La naturopatia: leggere costituzione e funzionamento
La valutazione naturopatica introduce un piano ancora diverso e comincia dall’osservazione della struttura costituzionale e del funzionamento dell’organismo.
Nel mio lavoro utilizzo anche l’osservazione dell’iride e della lingua, che offrono due tipi differenti di informazioni all’interno della lettura naturopatica.
L’iride viene osservata soprattutto in chiave costituzionale: caratteristiche relativamente stabili vengono utilizzate per orientare l’attenzione sul terreno individuale, sulla reattività e sugli aspetti che può essere utile approfondire. Non utilizzo l’iridologia per diagnosticare malattie: non è questo il suo ruolo né esistono prove scientifiche che ne supportino l’impiego come strumento diagnostico medico.
La lingua offre invece un’osservazione più dinamica. Colore, patina, umidità, forma e variazioni nel tempo vengono considerate insieme all’anamnesi, in particolare rispetto a digestione, alimentazione, idratazione e stato generale. Anche questi segni acquistano significato soltanto all’interno di un quadro più ampio e non costituiscono una diagnosi.
A questa prima osservazione segue l’anamnesi funzionale: digestione e intestino, risposta agli alimenti, sonno, energia durante la giornata, recupero, termoregolazione, pelle e mucose, andamento del peso, terapie e integrazioni già in corso.
Esami del sangue, nutrizione funzionale e lipidomica
Gli esami di laboratorio aggiungono informazioni misurabili.
A seconda della persona e della situazione possono essere utili per osservare, ad esempio, metabolismo glucidico e lipidico, stato vitaminico e minerale, funzionalità tiroidea, epatica e renale, indici infiammatori e altri parametri pertinenti.
La nutrizione funzionale permette poi di lavorare sul rapporto tra alimentazione e funzionamento individuale, andando oltre l’idea di una dieta identica per tutti. Tolleranza digestiva, risposta ai diversi alimenti, fabbisogni, stile di vita e dati ematochimici aiutano a costruire indicazioni più personalizzate.
La lipidomica di membrana aggiunge un ulteriore livello di analisi attraverso lo studio della composizione degli acidi grassi delle membrane cellulari. Nel mio lavoro utilizzo queste informazioni per orientare con maggiore precisione alcuni interventi sull’alimentazione e sull’eventuale integrazione, interpretandole insieme al quadro complessivo della persona.
La naturopatia, in questo approccio, diventa quindi molto più del suggerimento di un rimedio o di un integratore: è un metodo di osservazione del terreno costituzionale e del funzionamento attuale dell’organismo, sul quale costruire interventi mirati e osservarne nel tempo la risposta.
Discipline diverse, una stessa persona
Neuroscienze, Teoria Polivagale, bioenergetica di Lowen, naturopatia, nutrizione funzionale e lipidomica appartengono a discipline differenti e utilizzano strumenti e linguaggi differenti.
Integrarle non significa trasformarle in un’unica teoria.
Significa poter osservare la stessa persona da più prospettive e, soprattutto, capire quale livello richiede maggiore attenzione in quel momento.
Una difficoltà digestiva può richiedere innanzitutto un lavoro sul piano alimentare e funzionale. In un altro momento può emergere quanto quella stessa persona modifichi profondamente la propria fisiologia quando vive determinate situazioni. Un dato ematico può indicare un aspetto biologico sul quale intervenire; una risposta corporea ricorrente può aprire invece un lavoro sulla regolazione o sull’esperienza emotiva.
Il percorso può quindi cambiare insieme alla persona.
Ed è questo, per me, il valore più concreto dell’integrazione: avere più chiavi di lettura e poter scegliere, di volta in volta, quella che permette di lavorare in modo più preciso.
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