A volte sappiamo perfettamente perché una situazione ci mette in difficoltà.
Conosciamo la nostra storia, abbiamo individuato il meccanismo che si ripete e magari riusciamo persino a riconoscerlo mentre sta accadendo. Eppure il corpo si attiva, arriva la paura, la rabbia, il senso di rifiuto, la vergogna o il bisogno di controllare e ci ritroviamo ancora una volta dentro una risposta che razionalmente conosciamo molto bene.
È uno degli aspetti più interessanti del funzionamento umano: comprendere una reazione e modificarla sono due processi differenti.
Prima reagiamo, poi pensiamo

Per comprendere perché ripetiamo alcuni schemi è utile partire da una funzione fondamentale del nostro cervello: garantire la sopravvivenza.
Quello che, in termini divulgativi, possiamo chiamare cervello emotivo comprende sistemi che partecipano alla rilevazione rapida di ciò che può essere rilevante per la nostra sicurezza. Di fronte a uno stimolo significativo la priorità è permettere all’organismo di reagire velocemente, senza attendere un’analisi razionale completa della situazione.
La prima risposta non è soltanto emotiva: è anche corporea e fisiologica.
Può cambiare il respiro, aumentare o diminuire il battito cardiaco, modificarsi il tono muscolare; l’attenzione può restringersi, il corpo può prepararsi all’azione oppure immobilizzarsi. Emozione e organismo partecipano alla stessa risposta.
Solo successivamente intervengono in maniera più articolata le funzioni che possiamo ricondurre, sempre in termini divulgativi, al cervello razionale e creativo: contestualizzare ciò che sta accadendo, confrontarlo con altre informazioni, distinguere il presente dal passato, valutare alternative e immaginare una risposta nuova.
È anche per questo che possiamo reagire prima di avere avuto il tempo di pensare.
Una risposta che il sistema ha imparato come “salvifica”
Quando, durante una prima esperienza emotivamente significativa — anche apparentemente piccola — una determinata risposta corporea, emotiva e comportamentale ci ha permesso di proteggerci, adattarci o superare quella situazione, il sistema può apprenderla come una risposta efficace per la sopravvivenza.
Nel linguaggio utilizzato dalla dott.ssa Maria Grazia Parisi, ideatrice di FastReset®, possiamo parlare di una risposta registrata come “salvifica”.
Se quella modalità ha funzionato una prima volta, il cervello emotivo avrà una buona ragione per conservarla e renderla rapidamente disponibile quando percepirà nuovamente qualcosa di simile.
Ed è qui che nascono molti dei nostri automatismi.
Il ruolo della generalizzazione
Il sistema non aspetta necessariamente di incontrare una situazione identica a quella originaria.
Opera anche attraverso associazioni e generalizzazioni.
Può bastare un tono di voce, uno sguardo, un silenzio, una sensazione corporea, una situazione relazionale o qualche altro elemento che richiami l’esperienza precedente perché venga riattivata la risposta già appresa.
La generalizzazione ha una logica dal punto di vista della sopravvivenza: se qualcosa è stato pericoloso, è più prudente riconoscere rapidamente anche ciò che gli assomiglia piuttosto che analizzare ogni volta la situazione da zero.
Ma proprio questa efficienza può diventare, nel tempo, un limite.
Una strategia nata come adattiva e protettiva può continuare a ripetersi anni dopo, in situazioni differenti e quando disponiamo ormai di possibilità e risorse nuove.
Il corpo reagisce, l’emozione si attiva e il comportamento tende a imboccare la strada già conosciuta.
Il cervello razionale e creativo può sapere perfettamente che oggi è diverso. La risposta automatica può partire comunque.
È qui che nasce quella sensazione così comune:
“Lo capisco, ma è più forte di me.”
Perché comprendere a volte non basta
Possiamo conoscere molto bene la nostra storia.
Possiamo aver compreso perché temiamo il rifiuto, perché ci arrabbiamo davanti a determinate situazioni o perché sentiamo il bisogno di controllare.
Questa consapevolezza è importante. Ma il fatto di possedere una spiegazione razionale non significa necessariamente che sia cambiata anche la risposta automatica appresa dal sistema.
È proprio la distanza tra ciò che sappiamo e ciò che continua ad attivarsi a rendere particolarmente interessante il lavoro sulle risposte emotive condizionate.
Ed è su questo livello che può inserirsi FastReset®.
Che cos’è FastReset®
FastReset® — Focused Awareness Shift Technique – Reprocessing Emotional Subjective Experience Traits — è un metodo ideato dalla dott.ssa Maria Grazia Parisi, medico e psicoterapeuta.
La formazione ufficiale lo presenta come una tecnica neurobiologica per la trasformazione emotiva e comprende percorsi specifici dedicati anche a trauma, fobie, ansia e disturbi psicosomatici. FastReset
Un aspetto centrale è che l’emozione non viene considerata un errore da eliminare.
Paura, rabbia, vergogna e altre risposte emotive hanno una funzione. Ciò che può creare difficoltà è il permanere di una risposta condizionata che continua ad attivarsi automaticamente anche quando il contesto è cambiato.
FastReset® interviene sul modo in cui quella risposta viene vissuta e riattivata attraverso un protocollo specifico sviluppato dalla dott.ssa Parisi.
Il corpo fa parte della risposta
Quando una risposta automatica si attiva, raramente troviamo soltanto un pensiero o un’emozione astratta.
Troviamo un corpo che sta già reagendo.
Possiamo sentire lo stomaco chiudersi, il torace irrigidirsi, il respiro diventare corto, la gola stringersi, le gambe perdere forza oppure una forte energia che spinge all’azione.
Questi segnali fanno parte dell’esperienza che la persona sta vivendo in quel momento.
FastReset® lavora sulla risposta emotiva e sulle sensazioni corporee ad essa associate attraverso una procedura precisa. Proprio per questo, nel mio modo di lavorare, trova una naturale integrazione con il counseling bioenergetico e con l’attenzione che già dedico al corpo.
Un esempio concreto
Pensiamo a una persona che abbia imparato molto presto che, quando qualcuno importante si allontana, deve fare qualcosa immediatamente per mantenere il legame.
Quella risposta può essere stata realmente utile in quel momento della sua vita.
Anni dopo, però, può bastare che una persona non risponda a un messaggio, appaia distante o utilizzi un determinato tono di voce perché il sistema riconosca qualcosa di familiare.
Il corpo si attiva. Arriva la paura del rifiuto. Può comparire il bisogno di cercare immediatamente rassicurazione, controllare, arrabbiarsi oppure allontanarsi per primi.
Razionalmente quella persona può sapere benissimo che un messaggio senza risposta non equivale a un abbandono.
Ma il sistema emotivo ha già riconosciuto una somiglianza, generalizzato e attivato la risposta che conosce.
È questo il punto sul quale diventa interessante lavorare: non soltanto comprendere l’origine dello schema, ma occuparsi anche della risposta che continua a ripetersi nel presente.
Quando l’attivazione emotiva passa attraverso il corpo
Il rapporto tra emozioni e corpo diventa particolarmente interessante quando una persona presenta un disturbo fisico il cui andamento sembra modificarsi in relazione a determinati momenti o situazioni.
Sistema nervoso autonomo, apparato gastrointestinale, respirazione, tono muscolare e sistemi endocrini partecipano alla risposta dell’organismo agli stimoli interni ed esterni.
Per questo, all’interno di un percorso integrato, considero la componente emotiva anche quando una persona presenta disturbi come reflusso, gastrite, disturbi intestinali, cefalea, tensioni muscolari o alterazioni del sonno, soprattutto quando emerge una relazione ricorrente tra il sintomo e particolari situazioni di attivazione.
Il sito ufficiale FastReset® dedica infatti uno specifico modulo formativo ai disturbi psicosomatici e alle componenti emotive dei disturbi fisici, confermando che questo rappresenta uno degli ambiti di applicazione approfonditi all’interno del metodo. FastReset
Nel mio lavoro questo significa poter procedere su piani differenti.
Di fronte a un reflusso, per esempio, posso osservare gli aspetti digestivi, alimentari e funzionali che possono contribuire al disturbo. Ma se la persona nota che il sintomo compare o si intensifica sistematicamente quando vive determinate situazioni, quella ricorrenza merita a sua volta attenzione.
FastReset® può allora essere utilizzato per lavorare sulla risposta emotiva condizionata che accompagna quella situazione, mentre gli altri strumenti del percorso si occupano degli aspetti biologici e funzionali.
Lo stesso può accadere con una gastrite che tende a riacutizzarsi in determinati periodi, con un intestino particolarmente reattivo, con una tensione muscolare che ritorna in alcune circostanze o con un sonno che cambia quando il sistema rimane in uno stato di forte attivazione.
Il punto non è attribuire automaticamente un significato psicologico al sintomo. È osservare se esiste una relazione ripetibile tra ciò che accade nella vita della persona, la sua risposta emotiva e ciò che contemporaneamente accade nel corpo.
Ed è proprio in questi casi che l’integrazione tra lavoro biologico, corporeo ed emotivo può diventare particolarmente interessante.
Perché utilizzo FastReset® nel mio lavoro
Nel counseling bioenergetico posso esplorare il modo in cui una persona vive una determinata esperienza, ciò che accade nel corpo, le modalità relazionali e i meccanismi attraverso i quali ha imparato a proteggersi.
FastReset® mi offre uno strumento specifico quando emerge una risposta emotiva automatica e riconoscibile sulla quale è utile lavorare.
Può trattarsi di paura, rabbia, vergogna, senso di colpa, rifiuto, bisogno di controllo o di altre reazioni che continuano ad attivarsi in determinate situazioni. Oppure la porta d’ingresso può essere proprio un sintomo corporeo che mostra una relazione ricorrente con determinate attivazioni emotive.
Non utilizzo FastReset® per spiegare la persona attraverso una teoria. Lo utilizzo quando, all’interno del percorso, emerge una risposta che continua a condizionare il presente.
Ed è proprio qui che diventa evidente la differenza tra sapere qualcosa di sé e riuscire a viverla diversamente.
FastReset® all’interno di un percorso
FastReset® è un metodo con una formazione e linee guida proprie. Il sito ufficiale prevede una formazione specifica per l’utilizzo professionale e moduli di approfondimento dedicati ad ambiti differenti, compresi i disturbi psicosomatici. FastReset
Nel mio lavoro lo utilizzo quindi come uno degli strumenti disponibili all’interno di un percorso più ampio, quando è la risposta emotiva automatica a richiedere attenzione.
Perché a volte comprendere produce già un cambiamento importante.
Altre volte abbiamo compreso da tempo.
È la risposta che continua a essere la stessa.
Per conoscere direttamente il metodo e il lavoro della dott.ssa Maria Grazia Parisi:
Sito ufficiale FastReset®
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